Chi ripara e chi ha bisogno di essere riparato?
Proviamo ad andare per ordine cronologico.
Era il 1998 quando l’APA (American Psychiatric Association) rifiutava le terapie che intendevano “convertire” in eterosessuali le persone omosessuali, argomentando che tali terapie potessero provocare crisi depressive, ansia e comportamenti autolesionistici.

Questo evidentemente non ha impedito il proliferare di tali trattamenti, visto che recentemente è apparsa sul giornale inglese “The Indipendent” una inchiesta di un giornalista gay che ha raccontato le proprie esperienze in tal senso, un pò come il nostrano Varì di Liberazione [scarica qui l'originale zippato] che tanto putiferio ha scatenato a dicembre 2007.
Il giornalista si chiama Patrick Strudwick e dopo la pubblicazione del suo articolo ha avviato una campagna chiamata SCOTT (Stop Conversion Therapy Taskforce) su Facebook, rendendo pubblici i nomi dei terapeuti che si occupano di terapie di conversione e anche i loro quanto meno poco ortodossi metodi.
Chi c’è dall’altra parte?
Un nutrito numero di professionisti americani (e non) appartenenti alla destra religiosa e anche qualche ideologo del vecchio continente. Tra gli altri, il nome più noto, è quello di Joseph Nicolosi (il fondatore del NARTH, National Association for Research and Therapy of Omosexuality) che tra l’altro sarà in Italia i prossimi 21 e 22 maggio per presentare il suo nuovo libro (manuale pratico) sulle sue tecniche di re-orientamento sessuale.
I fondamenti delle terapie riparative (leggi anche “La psicoterapia modifica l’orientamento sessuale?” e “Parliamo di psicoterapia e omosessualità“) si basano sull’assunto che l‘omosessualità sia una patologia, un disordine mentale causato, a seconda dei punti di vista, dalla mancanza della figura paterna o da abusi.
Quanto è esteso questo fenomeno? Una ricerca pubblicata dal professor Michael King dell’University College di Londra riporta un dato sconcertante: 1/6 psichiatri/psicoterapeuti in UK ha cercato di converti un paziente all’eterosessualità, usando i metodi più disparati.
Strudwick ad esempio riporta due casi che ha avuto modo di verificare personalmente:
- La prima terapeuta contattata parlava di SSA (Same sex attraction) come di patologia e fenomeno antireligioso. Il suo setting terapeutico prevedeva pregare insieme al paziente, chiedendo a Dio di “aprire gli occhi e portare la luce al paziente”. Seguiva un colloquio sulla storia del paziente in cui l’omosessualità veniva trattata come un “ritardo” nello sviluppo, basato sull’assunto che “sono confuso e quindi devo essere gay”. A suo dire l’origine dell’omosessualità del paziente era riconducibile al distacco traumatico dalla madre al momento del parto poichè le nascite difficili aumentano la possibilità che la persona diventi gay. A conferma di questa ipotesi la consapevolezza della terapeuta che il paziente era stato abusato, e le sue rimostranze nel tentativo di negarli, era segno della sua capacità di rimuovere l’evento nella sua mente.
- Il secondo terapeuta aveva accolto il paziente sostenendo che 1/3 delle persone riusciva a cambiare orientamento e aveva spiegato il suo approccio che si fondava su esercizi di “esposizione” al contatto solo platonico con gli altri uomini, allo scopo di rimuovere l’attrazione sessuale. Per lui l’omosessualità non era una patologia, ma qualcosa di errato perchè “Dio vuole che abbiamo relazioni con il sesso opposto”.
Ora, leggendo certe cose, a parte rabbrividire, viene da pensare in che mani i pazienti finiscono. E a quanta scarsa professionalità rischiano di essere esposti. Come si fa ad illudere persone che soffrono perchè non si accettano che è possibile “riprogrammare” il loro orientamento sessuale?
Di sicuro ci è di sollievo sapere che Strudwick, dopo aver dichiarato ai due terapeuti chi era, ha annunciato che li avrebbe denunciati, togliendo loro la possibilità di continuare ad “esercitare la professione”, cosa che in Italia è praticamente impossibile.
Quante persone in difficoltà sono incappati in tentativi di riparazione del proprio essere omosessuale? Quanti hanno incontrato terapeuti che pensano che tutti i loro disagi siano legati all’omosessualità? E quanti terapeuti sentono la necessità di formarsi adeguatamente sulle tematiche LGBT?
Psicologiagay.com fa piccoli passi, ma significativi. Uno di questi è la petizione “Nessuno ci può riparare” che ti invitiamo a firmare prima possibile.
A cura di Rachele Bindi e Paola Biondi
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Questo post ha 13 commenti
luglio 30th, 2010
Capisco bene che in Italia uno psicoterapeuta può mettersi a “curare” gli omo senza subire conseguenze? Come può succedere?
luglio 30th, 2010
Più o meno si. Nel senso che, sebbene l’omosessualità non sia una malattia e le terapie finora utilizzate siano molto discutibili, ci sono professionisti che continuano a “trattarla” cercando di modificare l’orientamento sessuale.
Ti rimando a quest’altro articolo per saperne un pò di più.
http://www.psicologiagay.com/le-10-cose-da-sapere-sulle-terapie-riparative/
Se hai domande falle pure
maggio 30th, 2010
http://www.psicologiagay.com‘s done it once again! Incredible article.
aprile 29th, 2010
ciao, sono una studentessa di Psicologia alla Sapienza di Roma. Personalmente penso che pensare solamente di poter “guarire” l’omosessualità sia una cosa da gente folle e poco ma poco professionale.. Sono d’accordo con voi sul fatto che bisogna combattere perché questo non accada
marzo 16th, 2010
Ciao Pat, anche io mi trovo d’accordo con te… ma io NON ho più voglia d stare a guardare… e far fare ad altri quello che noi dovremo fare… io credo che serva qualcuno che avvii un meccanismo che già ha iniziato a muoversi…. ormai la società d oggi è insoddisfatta in un po’ tutti i campi… come gli stesse persone appartenenti al gruppo lgbt! Serve solo che qualcuno spinga una protesta e secondo me troveremo largo consenso.. NON possiamo più stare qui a guardare, o almeno a me nn basta più……. x avere una nostra dignità, DOBBIAMO combattere!
marzo 10th, 2010
Sotto invito da parte di Paola, scriverò questa mia richiesta qui!
vorrei chiedervi perchè ci limitiamo a scrivere 4 cose in
un blog o fare delle petizioni, secondo il mio modesto parere dovremo
fare delle manifestazioni e non con il nome gay pride.. ma delle
manifestazioni riguardanti queste tematiche sociali… dovremo
scendere in piazza e muoverci per far vedere che siamo delle persone
normali… è l’ignoranza che promuove queste idiozie… rendiamoli
coscenti e facciamogli sapere chi siamo…
aprile 3rd, 2010
Bravo Francesco !
marzo 10th, 2010
In pochi però mettono l’attenzione sul fatto che nel 90% dei casi di terapeuti che voglio convertire gli omosessuali, questi tirino sempre in ballo la religione come argomento, e che anche quelli che intenzionalmente non lo fanno, come Nicolosi, per giri traversi sono sempre collegati a movimenti religiosi che li supportano e li finanziano.
Si potrebbe quasi dire che c’è un bias tra la religiosità del terapeuta e la sua deontologia.
marzo 9th, 2010
Salve a tutti, personalmente penso sia folle l’idea che una terapia possa “riparare” il proprio orientamento, ma ho una domanda da fare, qualcuno sa da dove nasce l’omos.? le teorie classiche parlano di madre eccessivamente presente e padre assente quindi di qualcosa che non è andato nel verso giusto che non significa che sei malato o chissà cosa, il passaggio non è così immediato a mio parere. Io sono una persona molto onesta intellettualmente e voglio sapere se la mia omos. ha origini di “devianza”, per favore non fraintendete quello che voglio dire, nel senso che se io sono una bella persona, perbene, serena psicologicamente, integrata, amata ed accettata per cui vivo serenamente la mia vita e la mia identità non mi sognerei mai di pensare che c’è qualcosa che non va in me, ma ciò non esclude l’origine, magari è vera questa cosa della devianza, ma non deve spaventare, ci sono un sacco di persone, ad es. quelle abusate, che hanno un percorso altro eppure riesco ad avere una vita tranquilla, a fare figli e a non abusarne perchè a mio parere non è l’origine che crea la patologia, ma il percorso che si fa. Una cosa che mi colpì leggendo il libro “donne che si fanno male” (il tema è l’autolesionismo dovuto ad un trauma sessuale)scritto da una terapeuta lesbica che aveva lo stesso vissuto delle sue pazienti fu che la sua teoria è non è detto che tutti gli omos. hanno subito un trauma ma chiunque lo abbia subito da bambino sarà omos.da adulto. Lei è una seria, ha fatto studi su studi sull’argomento e se ne occupa a pieno regime sostenendo che per questo tipo di trauma è necessario fare terapia con un terapeuta che sappia di cosa si stia parlando (io non lo penso, mi sembra troppo riduttivo). Insomma io non penso che gli omos.siano “sbagliati”, ma sono curiosissima di sapere, se c’è, l’origine dell’identità omos. Grazie per l’ascolto.
aprile 20th, 2010
E’ possibile, penso che cambiare l’orientamento “profondo” di una persona,al dilà dell’eticamente giusto, sia una sfida interessantissima,parlando in astratto.
Ineffetti le comunitàomosessuali,forse per reazione alla discriminazione?, dicono:”i gay sono tutti uguali”,però non sembra sia proprio così.Uncontoèesserlo fin da subito,un altro diventarlo da adulti
aprile 22nd, 2010
Beh se parli di come una persona accetta e gestisce la propria omosessualità è diverso “scoprirsi” ad un certo punto della propria vita.
Ma non si diventa omosessuali, si è. Solo che non si è sicuri, non ci sono state situazioni in cui sperimentarsi, si ha paura, c’è molta confusione sopratutto perchè spesso si sente anche attrazione per persone dell’altro sesso. E si pensa erroneamente che questo basti ad escluderla. In genere chi si “scopre” omosessuali da grande è bisessuale, ma prima di innamorarsi di una persona del proprio sesso ha sottovalutato sensazioni, emozioni, attrazioni…
marzo 9th, 2010
Ho firmato perche’ bisogna fare qualcosa di tangibile, a testa alta e senza timore!!!!!!!!!!
marzo 9th, 2010
Ho firmato subito! Purtroppo l’ignoranza è estesissima come nel caso del criminologo Bruno. Gente che non conosce la Pansessualità o peggio cerca di speculare su sessualità represse da certe religioni e certa politica.
Peter Boom.