18 Responses to “I 10 errori che gli psicologi fanno quando lavorano con clienti gay o lesbiche”

  1. annuario
    1 ottobre 2010 at 18:05 #

    io riporto l esperienza negativa di una psicoterapeuta del consultorio familiare di ostuni(brindisi) frequentata a metà anni 90 per poche sedute. io mi trovavo benissimo con lei, ci andavo più che volentieri, e già in poche sedute mi sentivo decisamente mieglio, e cambiato. avendo problemi ad accettare la mia omosessualità, frequentandola divenni più sereno nei confronti della mia omosess., lei interruppe il rapporto psicoterapeutico con la seguente motivazione, che da allora mi porto impresso nella mente:” per motivi di transfert e controtransfert le consiglio un terapeuta di sesso maschile”. e con questa motivazione assurda mi fece accomodare fuori dallo studio. questa graziosa professionista della mente e delle perversioni cattoliche si chiamava palmisano(enza di nome se non erro)

    • Claudio
      12 settembre 2011 at 11:30 #

      Probabilmente la tua terapeuta si era innamorata di te e non riusciva più a gestire la sua tensione amorosa nei tuoi confronti. Ma tu questo l’hai capito? Oppure ci hai proiettato dentro le tue paure e pregiudizi?

      • annuario
        21 settembre 2011 at 13:43 #

        eh no, io ho pensato che le stessi sui coglioni e che mi mise alla porta perchè mal mi sopportava. adesso tu mi offri questa altra chiave di lettura..non saprei che pensare. tanto il motivo vero lo sa solo lei, a me si rifiutò di spiegarmelo( mi disse che non era tenuta a darmi ulteriori spiegazioni oltre quella già data, quella frase striminzita che appunto mi si è impressa nella memoria. COMUNQUE, UNA BRUTTA ESPERIENZA PER ME

  2. Sara
    26 maggio 2010 at 08:25 #

    Io sono sempre stata fortunata,la mia psicoterapeuta eterosessuale ha affrontato la tematica nella maniera più naturale possibile e senza neanche soffermarsi troppo sull’argomento.
    Nessun intento di esorcizzarmi..:)

  3. 25 maggio 2010 at 16:07 #

    Carissima Paola, penso che moltissimi psicologi e psicoterapeuti soffrono di problemi sessuali essi stessi per cui a loro serva una introspezione per togliere la propria omofobia interiorizzata (spesso rimasta allo stato inconscio). Serve uno studio sul proprio essere pansessuale in modo da potersi mettere sullo stesso piano del cliente ed in piena comprensione con esso.
    Poi … è la società che bisogna cambiare e non la persona in questo caso omosessuale.
    Peter Boom – http://www.pansexuality.it

  4. Anonimo
    25 maggio 2010 at 15:19 #

    perchè vuoi diventare una cognitivista? Perchè è la cocacola zero della psicoterapia.

    • annuario
      21 settembre 2011 at 13:47 #

      CIOè, BELLA STA DEFINIZIONE? MA CHE VUOL DIRE?

  5. 25 maggio 2010 at 15:10 #

    Buone notizie (ogni tanto fanno bene) almeno per quanto mi riguarda: ho svolto una psicoterapia breve (non più di due anni) con un terapeuta molto preparato in merito alle tematiche del mondo lesbico e gay. Si chiama Ivano Lanzini e posso citarlo senza timori. I suoi lavori sono pubblicati anche sul Web. Non capisco nulla di indirizzi (cognitivo, analitico, ecc.) ed ammetto la mia ignoranza e pure questo particolare può essere rinvenuto su Internet. Sta di fatto che questo operatore non ha mai tirato fuori cose come quelle elencate poco sopra, né mi ha mai giudicata in alcun modo. Il suo approccio è molto simile al colloquio di aiuto che metterebbe in atto un councelor, con domande mirate al raggiungimento della risposta da parte della/del paziente. La parte più propriamente terapeutica è quella finale della seduta, durante la quale il terapeuta mi ha sempre condotta all’alternativa positiva per risolvere i nodi che ancora persistono nella mia psiche. Gli devo molto. Se oggi sono una lesbica appagata ed una figlia e sorella in pace con famigliari problematici che le hanno reso la vita di bimba un inferno per impreparazione nel “gioco” spesso perverso della vita, lo devo a lui. Essere sua cliente mi ha regalato e mi sta donando ciò che lui stesso ha definito “cuore serenità tenacia pazienza e quel senso di benessere che tanto aiuta”. Provare per credere.

    • Danilo
      23 maggio 2011 at 17:56 #

      Ciao Lidia, volevo chiederti info riguardo il tuo percorso psicoterapeutico. Io non riesco ad accettare e/o a vivere serenamente con me stesso la mia omosessualità (e con questo intendo dire: no che intendo fare coming out e sbandierarlo, ma voglio solo star bene con me stesso)! Attualmente -nonostante appena oggi abbia iniziato con una psicologa/psicoterapeuta- credo che resterò infelice alla massima potenza e sopratutto per sempre! è troppo presto ovviamente trarre già conclusioni? Come si è svolto il tuo percorso? Tempi e cambiamenti? Anche tu eri nella mia stessa situazione? Grazie mille! Aspetto tue risposte ;)

      • 26 maggio 2011 at 08:35 #

        Ciao Danilo, volentieri ti dico che ho 46 anni e la mia presa di coscienza, dopo una vita intera di rimozioni, è avvenuta a 42 anni. Per me la scoperta è stata una specie di liberazione e, lungi dall’averla vissuta in modo negativo, ho tirato alcune somme: andando a ritroso nella mia vita, con il senno di poi sto riuscendo a ricostruire un passato fatto di discriminazioni rivolte alla mia persona che sono iniziate molto presto. E’ come se la mia psiche si fosse assuefatta all’emarginazione (mancina, istintiva, ridanciana, maschiaccia, ecc.) e, complice un’infanzia carente d’amore famigliare, non ho fatto altro che ricacciare nel subconscio una serie di eventi negativi, fino al giorno in cui tutto è venuto di nuovo allo scoperto. Pur avendo sempre saputo di essere lesbica, me lo sono nascosto a causa di dolori più grandi e, forse, il fatto di aver avuto una presa di coscienza tardiva, rispetto a molti gay e a molte lesbiche, mi ha salvata da una bella fetta di omofobia interiorizzata. La forza per accettare e vivere serenamente il mio orientamento sessuale mi è quindi sorta in un momento in cui avevo già superato dolori più grandi, per cui ho trovato la forza, grazie alle linee guida del dottor Lanzini, per dichiararmi con tutte le persone che mi stanno vicine. Così facendo ho compreso che per stare bene con me stessa, dovevo diventare autentica – cosa che fino a quel momento non era – e, per farlo, dovevo essere sincera e limpida prima di tutto con me stessa. Una volta che le persone che mi circondano hanno avvertito la mia serenità, ogni problema è scomparso e mi ha permesso di diventare attivista dei diritti civili e di battermi ogni giorno per le persone LGBT, nel mio piccolo. Questo è, in breve, il mio percorso. TI capisco quando affermi che credi di restare infelice alla massima potenza e per sempre. Atteggiamento comprensibile, all’interno di una società, come quella italiana, intrisa di omo-negatività (Lingiardi). Io non posso dire di essere stata nella tua stessa situazione ma è pieno il mondo di persone nella tua stessa situazione e la cosa non giova alla tua come alla loro autenticità. Se siamo autentiche/ci noi, anche le persone che ci circondano cominceranno ad avere un po’ più di rispetto per la nostra dignità, che dev’essere strettamente legata alla nostra identità personale.

  6. Cristina D.
    25 maggio 2010 at 14:50 #

    L’ultima volta sono andata da uno psicologo che aveva persino la bibbia in studio..e non una copia, ben due! Infatti ha cercato di convincermi della mia intrinseca e naturale eterosseussualità.

    Da quello non ci sono più andata.

  7. bugFixing
    25 maggio 2010 at 14:13 #

    per 10 anni la mia psicoterapeuta ha negato la mia omosessualità, ma al tempo stesso mi spingeva a non frequentare le donne che mi attraevano e a buttarmi in qualsiasi letto popolato da un uomo.

    Per continuare la mia formazione ho dovuto terminare l’analisi e fare da me.

    Chi glie lo dice ora che sono una lesbica felice ?

  8. Chiara
    25 maggio 2010 at 13:49 #

    io posso riportare un’esperienza positiva con la mia psichiatra… non mi ha mai fatto sentire a disagio nè con la terminologia che usa nè con l’atteggiamento che tiene durante le sedute…che poi è quello che dovrebbe essere sempre, ma sentendo molte esperienze divergenti, mi viene da pensare che sono stata fortunata…

  9. 25 maggio 2010 at 13:47 #

    Il problema di fondo è il dare scontato che tutti siano etero e conformi a certi modelli. Un problema che non hanno solo gli psicologi e gli psicoterapeuti, io mi sono scontrata con una dottoressa dell’Ufficio d’igiene che dava per scontato che fossi una donna etero in età fertile e quindi a rischio di rosolia, con alcuni ometti etero che pensavano che fossi la solita single in cerca di sesso, con altri ometti etero che pensavano che chiedermi di diventare la loro mogliettina fosse il massimo a cui poter aspirare, con colleghe sconvolte all’idea che non avessi né desiderassi trovarmi un fidanzato.
    Il problema è la società eterosessista, che poi pervade tutti gli ambiti.

  10. Marina
    25 maggio 2010 at 12:57 #

    Ciao,
    io sono in terapia da un terapeuta eterosessuale, al quale non ho avuto alcuna difficoltà di chiedere la sua’opinione’ in merito al paziente omosessuale.
    Mi trovo benissimo con lui ad affrontare tematiche della mia vita, non mi sono mai sentita giudicata, condizionata o quanto possa farmi sentire come omosessuale diversa.
    Penso che tutto, come sempre, dipenda dalla professionalità del terapeuta..ma questo problema esiste nell’ambito dell’omosessualità ed in altri.. come sempre è una questione di fiducia.

  11. Pietro
    25 maggio 2010 at 11:25 #

    Sono un laureando in psicologia. Sono stato in analisi da due terapeuti diversi, in due diversi periodi della mia vita. Il primo (gli chiesi aiuto a 17 anni) era un terapeuta etero e mi ha aiutato tantissimo ad accettarmi e risolvere i problemi con la mia famiglia. Mi ha aperto la mente. Più recentemente mi sono rivolto ad una terapeuta lesbica e con lei ovviamente non ci sono stati problemi, anche se il motivo per cui andavo da lei non c’entrava nulal con l’esser gay o meno. Insomma, per farla bene, io con gli psicologi mi sono trovato bene!

  12. 22 maggio 2010 at 15:27 #

    Sono psicologa e prisoterapeuta in formazione.
    1. da piccola anche se m’innamoravo dellA vicina non c’entra nulla
    2. non ha importanza il mio orientamento, non influisce sulla mia vita
    3. anche se fantasticavo da sempre sul Mio sesso, non c’entra con Me
    4. (questa è la migliore) ma l’orientamento è solo un edipo irrisolto
    5. siccome tua madre ha perso suo padre la tua omosessualità deriva dal suo desiderio di ritrovare suo padre.
    Giuro che non sono inventate, ho cambiato 3 terapeuti per ragioni personali e poi ho smesso, perché non trovavo qualcuno i cui neuroni entrassero in contatto. I consulti non avevano Nulla a che fare con il mio orientamento, sto bene con me stessa e non ho problemi a riguardo, ora, e certo NON grazie alle terapie. Questi terapeuti erano tutti in Lombardia, ad orientamento analitico, sistemico, analitico. Ora mi specializzo in cognitivo… chissà perché.

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