PREMESSO
CHE
a) dal 1987 l’Omosessualità Egodistonica è stata eliminata dal
DSM e sostituita, nell’edizione DSM IV-TR con “Persistente e intenso
disagio riguardo all’orientamento sessuale” inserito in Disturbi
sessuali NAS;
b) che l’orientamento omosessuale (APA 1973) non è di per sé una
condizione patologica e in quanto tale non necessita di cure psicologiche
o psichiatriche né di psicoterapia;
c) che l’OMS ha depatologizzato l’orientamento omosessuale nel 1990;
d) che nella versione 2007 dell’ICD (International Classification
of Deseases) l’OMS ha mantenuto le patologie correlate all’orientamento
sessuale nella sottocategoria “Psychological and behavioural
disorders associated with sexual development and orientation”
specificando quanto segue
i. l’orientamento sessuale di per sé non deve essere considerato
come un disturbo;
ii. F 66.0 Disturbo della maturazione sessuale:
il paziente soffre di incertezza circa la sua identità di genere
o orientamento sessuale, che provoca ansia o depressione. Più
comunemente si verifica negli adolescenti che non sono sicuri
di avere orientamento omosessuaei, eterosessuale o bisessuale,
o in individui che, dopo un periodo di apparentemente stabile
orientamento sessuale (spesso all'interno di un rapporto di lunga
data), trovano che il loro orientamento sessuale sta cambiando.
iii. F 66.1: Orientamento sessuale egodistonico:
l'identità di genere o orientamento sessuale (eterosessuale, omosessuale,
bisessuale, o in età prepuberale) non è in dubbio, ma l'individuo
vorrebbe che fosse differente a causa di associati disturbi psicologici
e comportamentali, e può farsi curare al fine di modificarlo.
iv. F66.2: disordini del rapporto sessuale: l'identità
di genere o orientamento sessuale (eterosessuale, omosessuale
o bisessuale) è responsabile delle difficoltà nel formare o mantenere
una relazione con un partner sessuale.
e) che l’APA (American Psychiatric Association) già nel 1998
ha dichiarato di opporsi ad ogni trattamento psichiatrico, come
le terapie riparative o di conversione, basato sull’assunto che
l’omosessualità di per sé sia un disturbo mentale o basato sull’assunto
aprioristico che il paziente debba modificare il proprio orientamento
sessuale;
f) che l’APA (American Psychological Assocition) nel “Report
of the American Psychological Association Task Force on Appropriate
Therapeutic Responses to Sexual Orientation")
presentato il 5 agosto 2009 ha sottolineato l’importanza all’autodeterminazione
del cliente, che è improbabile che l’orientamento sessuale cambi
in seguito ad un intervento psicoterapeutico, che l’attrazione sessuale
e affettiva e i comportamenti omosessuali sono varianti normali
e positive della sessualità umana, indipendentemente da un’identità
omosessuale, la necessità di evitare travisamenti sull’efficacia
dei tentativi di cambiamento dell’orientamento sessuale, promuovendo
o promettendo il cambiamento nell’orientamento sessuale;
g) che il CNOP ha pubblicato l’8 gennaio 2008 un documento
in cui si dichiara che “lo psicologo non può prestarsi
ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una
persona;
fermo restando i principi cardine stabiliti e dichiarati nel
Codice
Deontologico degli Psicologi italiani,
approvato nel 1997 (con particolare attenzione agli articoli 3, 4,
5, 7, 24, 26, 27) e nel Codice
di Deontologia Medica (con particolare
attenzione gli articoli 3, 4, 6 19, 20, 22, 33, 38, 42)
CHIEDIAMO
CHE
1) il FNOMCEO (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e
Odontoiatri) e il CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi)
chiariscano il concetto di Orientamento sessuale ribadendo pubblicamente
e in maniera inequivoca che può essere esclusivamente omosessuale,
eterosessuale, bisessuale e che non può essere confuso, in nessun
caso e per nessuna ragione, con altre parafilie quali incesto, pedofilia,
necrofilia, zoofilia, sadismo, masochismo, feticismo, come purtroppo
dichiarato nella pregiudiziale di incostituzionalità del 13 ottobre
2008
(si può leggere qui http://www.retelenford.it/articolo/ddl-omofobia-affossato-alla-camera);
2) il FNOMCEO e il CNOP prendano, sulla base della letteratura scientifica
esistente, una posizione chiara, ferma, pubblica sull’orientamento
sessuale omosessuale e la possibilità che possa o debba essere modificato
tramite trattamenti psicologici, psichiatrici o psicoterapeutici;
3) il FNOMCEO e il CNOP intervengano pubblicamente per correggere
nozioni errate, offensive e discriminatorie sull’orientamento omosessuale
e la genitorialità omosessuale;
4) Che intraprendano azioni sanzionatorie e disciplinari nei confronti
dei propri membri che pubblicamente facciano dichiarazioni non conformi
a quanto la letteratura scientifica, i propri ordini e gli organismi
internazionali quali OMS, APA (Psychiatric), APA (Psychological)
abbiano affermato;
5) Che intraprendano azioni sanzionatorie e disciplinari nei confronti
dei propri membri che promuovano attività psicologiche, psichiatriche,
psicoterapeutiche che partendo dal presupposto che l’omosessualità
sia una patologia, tendano a modificare l’orientamento sessuale
omosessuale di una persona piuttosto che aiutarla a superare gli
effetti negativi dello stigma sociale verso le persone omosessuali;
6) venga introdotto nel Codice di deontologia medica, art. 3, la
causale” identità di genere e orientamento sessuale” come fattore
non discriminatorio ai fini dell’attività medica;
7) il CNOP intraprenda, come organismo nazionale, uno studio accurato
sulla letteratura scientifica in materia di orientamento sessuale,
identità di genere, omogenitorialità e SOCE (Sexual Orientation Change
Efforts) al fine di preparare delle Linee Guida per psicologi e psicoterapeuti
che lavorino con persone omosessuali, bisessuali o transgender (come
già fatto in altri paesi europei ed extra europei);
8) il FNOMCEO, come già chiesto al CNOP, intraprenda altresì uno studio
accurato sulla letteratura scientifica in materia di orientamento
sessuale, identità di genere, omogenitorialità e SOCE (Sexual Orientation
Change Efforts) al fine di preparare delle Linee Guida per medici,
psichiatri e/o psicoterapeuti che lavorino con persone omosessuali,
bisessuali o transgender (come già fatto in altri paesi europei ed
extra europei).
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