Quando la scienza incontra la religione (e si fa male…)
Leggo con sconcerto sul sito Pontifex, di chiara matrice cattolica, un articolo che presenta le idee dello psichiatra Francesco Bruno in merito all’omosessualità.
Trovi l’originale qui.
Sul sito dell’Osservatorio di Psicologia nei media invece puoi leggere sia una segnalazione dell’intervista sia al commento della redazione. Puoi leggerli qui.

Vediamole nel dettaglio e cerchiamo di fare chiarezza su quanto affermato.
1) Alla domanda se l’omosessualità può considerarsi normalità o patologia risponde affermando che un tempo era considerata patologia ma che sia la psichiatria che l’OMS l’hanno “cancellata”. Aggiunge però che a questa decisione si è arrivati solo perché le lobbies omosessuali americane hanno fatto una campagna porta a porta.
Ho sempre pensato che la scienza e gli scienziati, gli esperti, gli studiosi non si facessero condizionare così facilmente dall’uomo comune.
E’ vero che gli attivisti gay sono intervenuti durante un meeting APA negli anni ‘70 e ‘71, ma è anche vero che dal ‘72 in poi sono stati gli stessi psichiatri gay ad affrontare scientificamente il problema. Ricordiamo che in quegli anni gli psichiatri omosessuali non potevano dichiarare il loro orientamento sessuale altrimenti nessun istituto psicoanalitico avrebbe loro permesso di formarsi e lavorare (Un esempio ne è il Dr. H. Anonymous).
Negli anni ‘72 e ‘73 come è consuetudine dell’APA sono state istituite commissioni scientifiche che passassero in rassegna gli studi di sessuologia ritenuti più scientifici e questo portò il Board of Trustees dell’APA a rimuovere l’omosessualità dal DSM-II e a sostituirla con Disturbo dell’Orientamento Sessuale.
Nel 1974 una petizione degli psicoanalisti chiese la revoca della decisione del Board attraverso un referendum tra i soci (quindi la possibilità di modificare quanto scelto prima è stata data a tutti in modo assolutamente democratico).
Il 58% dei 10.000 soci APA votò a favore della decisione del Board.
Nel 1974 quindi la Position State (posizione ufficiale) dell’APA fu:
“Dal momento che, l’omosessualità non implica di per sé impedimenti nel giudizio, stabilità, affidabilità, o in generale nelle capacità sociali o professionali, l’APA deplora ogni forma di discriminazione contro l’omosessualità, pubblica e privata, in ogni contesto, sul lavoro, in casa, negli uffici pubblici, e dichiara che in nessun caso gli omosessuali vanno considerati in modo diverso dagli altri per quanto riguarda giudizio, capacità e affidabilità…” Ancora l’APA sostiene e raccomanda l’abrogazione di tutte le leggi discriminatorie nei riguardi di atti omosessuali compiuti tra adulti consenzienti.
Nel 1980 viene distinta nel DSM-III l’Omosessualità Egodistonica (persistente e marcato disagio riguardo l’orientamento sessuale) e nel 1987 con il DSM-III-R viene cancellata totalmente.
Ad oggi, in attesa del DSM-V, l’unica voce presente è il Disturbo Sessuale NAS.
La normalizzazione culturale dell’omosessualità come conseguenza della decisione APA apre ad alcune domande:
a) Se l’omosessualità non è una malattia, e
b) Se non si accettano alla lettera le proibizioni bibliche contro l’omosessualità, e
c) Se la democrazia contemporanea e laica separa Chiesa e Stato, e
d) Se le persone omosessuali sono cittadini/e adeguati/e e produttivi/e,
Allora, cosa c’è di sbagliato nell’essere omosessuali?
Fonte: [J. Drescher, Convegno Internazionale Omosessualità e Psicoterapie, 7 nov 2009]
Torniamo al dott. Bruno che insiste affermando:
2) “Io ero e resto della convinzione che l’omosessualità sia una patologia, una anormalità della sessualità e quindi un disturbo. Per disturbo si intende un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non è possibile questo evento nell’atto sessuale tra persone del medesimo sesso.”
Prendiamo per buono quanto afferma il dott. Bruno. Proviamo a considerare sessualità normale, adeguata, giusta, esente da disturbi solo i rapporti destinati alla procreazione. Dovremmo per obiettività considerare identici ai rapporti omosessuali anche:
- tutti i rapporti sessuali tra maschio e femmina che non hanno portato alla fecondazione di un ovulo;
- tutti i rapporti sessuali tra maschio e femmina che sono costituzionalmente sterili quindi impossibilitati a procreare;
- tutti i rapporti sessuali tra maschio e femmina se per via di una malattia uno dei due (o entrambi) ha perso gli organi riproduttivi;
- tutti i rapporti sessuali tra maschi e femmina in presenza di malattie neoplastiche che necessitano di cure radio e/o chemioterapiche (in genere viene consigliato di avere rapporti protetti perché le gravidanze potrebbero produrre feti con gravi patologie e anomalie);
- tutti i rapporti sessuali anali/orali tra maschio e femmina;
- tutti i rapporti sessuali tra maschio e femmina protetti (e credo siano la maggioranza!);
- tutti i rapporti sessuali tra maschio e femmina in menopausa/andropausa.
Come sappiamo tutti la sessualità non è esclusiva della procreazione, ma contiene altre componenti come il piacere, l’intimità, l’affettività ed è una componente fisiologica e indispensabile per la vita di ciascuno e rientra tra i bisogni primari individuati da Maslow nel lontano 1954.
Ancora il dott. Bruno alla domanda “Chi decide in sostanza se siamo nel caso concreto della patologia o nella normalità?” afferma
3) “il medico, lasciando da parte le decisioni della organizzazione mondiale. Lo stabilisce solo il medico nella sua libera scelta, in scienza e coscienza. Basta con le burocrazie imposte e che tagliano le gambe a quanto il medico può vedere nella sua libertà. Se per assurdo a me dovessero dire che é legittimo fare la iniezione letale ad un moribondo, mi negherei a farla, per il principio della sacralità della vita e per il dovere che ha il medico di curare, evitando ogni accanimento“.
Analizziamo questa affermazione dalla parte opposta. Lui afferma che ogni medico (e non si parla di psicologi!) deve agire liberamente, in scienza e coscienza. Ma se agisse in scienza dovrebbe tener conto di quanto l’OMS, l’APA e altri organismi scientifici afferma. Quindi se rifiuta di seguire le indicazioni scientifiche resta la scelta in coscienza. Fermo restando questo assunto dovrebbe essere altrettanto possibile che un medico che, in coscienza sente di poter aiutare una persona in stato vegetativo permanente a morire, possa farlo senza incappare in procedimenti legali a suo carico. O no?
Sulla tanto controversa questione se omosessuali si nasce o si diventa afferma:
4) “si diventa, spesso per ambienti nei quali si vive, per propria scelta o per tendenza. In parte ci potrebbero essere persone geneticamente predisposte alla omosessualità, ma non é detto, come altre patologie se quel virus, non mi riferisco alla omosessualità per virus, esploda oppure no. Ma omosessuali si diventa, ed il più delle volte, per libera e precisa volontà. In una società che ha perduto ogni valore etico“.
Il dott. Qazi Rahman, professione di Biologia Cognitiva presso la Queen Mary University di Londra è di parere contrario. Afferma che quasi tutti gli scienziati sono concordi nel dire che l’omosessualità possiede semplicemente cause naturali e che l’orientamento sessuale non è una scelta. La scelta si riduce a eterosessualità o omosessualità, anche se esiste una piccola variazione che permette di non escludere il comportamento bisessuale. Le cause per un diverso orientamento sessuale fanno capo a due aree: la variazione dei geni e da “fattori non condivisi” come ad es. gli ormoni. Entrambi sono fattori biologici.
Il Karolinska Institute ha dimostrato che uomini eterosessuali e donne lesbiche mostrano un’asimmetria nella parte destra degli emisferi cerebrali, al contrari di donne eterosessuali e uomini gay (più simmetrici). Questa differenza sarebbe localizzata nell’amigdala, la parte del nostro cervello responsabile per l’orientamento in risposte agli stimoli emozionali.
Siamo molto lontani dal trovare il “gene gay” il cui primi studi risalgono a Dean Hamer nel 1993. La cui scoperta taciterebbe le coscienze moraliste e religiose, ma forse non eliminerebbe discriminazioni e omofobia nella società.
Io penso che l’unica scelta che una persona omosessuale può fare è di vivere serenamente la sua identità o di nascondersi per tutta la vita, scegliendo spesso una vita eterosessuale che non gli appartiene per accontentare le richieste sociali alle cui pressioni è sottoposto quotidianamente.
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Questo post ha 3 commenti
febbraio 5th, 2010
Forse è il sig giancarlo che dovrebbe scrollarsi di dosso la sua ideologia che vede il sesso e il piacere sessuale unicamente finalizzati alla procreazione, poiché una finalizzazione può esserci concretamente solo se c’è un “Qualcuno” che crea qualcosa per un dato fine deciso a priori, peccato solo che di questo Qualcuno non ci sia alcuna prova.
Con un approccio scientifico, invece, si deve semplicemente dire che il piacere sessuale altro non è che un espediente, sviluppatosi per via evolutiva, per indurre due soggetti all’accoppiamento, accoppiamento che poi, indipendentemente dal reale volere dei soggetti di procreare, porterà in alcuni casi alla riproduzione, riproduzione che è si necessaria per il proseguo della specie, ma non per l’individuo che invece ricerca semplicemente la soddisfazione di un suo bisogno biologico di piacere.
Non a caso l’omosessualità si riscontra in diverse specie animali alla faccia delle presunte finalità riproduttorie della natura. Senza contare che l’uomo ha ottenuto il suo progresso emancipandosi dalla natura, e non rimanendone schiavo.
gennaio 4th, 2010
Auguri anche a lei. E si informi un pò di più invece che continuare a vedere solo bianco e nero.
gennaio 4th, 2010
Cara dottoressa, la sessualità umana persegue due fini tra loro legati: costruire una relazione forte capace di accogliere una nuova vita.
Il piacere legato alla sessualità non è un fine, anzi è funzionale, cioè utile alla realizzazione degli obiettivi che restano unicamente la relazione tra un maschio ed una femmina ed il concepimento di una vita. Il fatto che non sempre si realizzi il secondo obiettivo, cioè il conceoimento, non significa che l’ atto sessuale sia per questo inadeguato, patologico, anormale o altro; può essere semplicemente che l’ atto sia avvenuto nei giorni non fertili della donna. La normalità della sessualità non è data dal concepimento, ma solo dalla possibilità che l’ atto possa dar luogo al concepimento. Quando poi la fertilità è preclusa da una patologia, l’ esercizio della sessualità è certamente ancora possibile ed efficace per realizzare il primo obiettivo (la relazione), ma è certamente una sessualità menomata, ferita e, in un certo senso inadeguata.
Se invece l’ atto sessuale è sterile non a causa di una patologia, ma perchè espressione di una relazione omosessuale, l’ atto è in se stesso fallimentare ed il suo fallimento comincia dalla definizione stessa di omosessualità. L’ omosessualità è fallimentare per definizione, cioè incapace, per definizione, di realizzare l’ obiettvo fondamentale della sessualità.
Mi sembra che il professor Bruno abbia sottolineato quello che appare evidente ad ogni persona dotata di comune buon senso.
Si scrolli di dosso un pò di ideologia e guardi in faccia la realtà.
Auguri.