Cambiare si può! Risolvi i tuoi problemi di eterosessualità

Mi scrive un ragazzo di 21 anni espondendomi una questione interessante. Ho scelto di riportare qui sotto la sua lettera e la mia risposta. Una particolarità è che l’intestazione della email portava un nome e cognome, ma lui si è presentato con un altro nome. Singolare, ma si sa che su internet si può scegliere di essere chiunque.

Cambiare si può! Puoi guarire la tua eterosessualità |Psicologiagay.com

XY mi scrive:

“Salve dott.ssa, le scrivo in merito al suo report ”Omosessualità, cos’è, cosa non è” che scaricai tempo fa da internet.
Mi presento, sono XY, un ragazzo di 21 anni, frequento l’università, sono iscritto al corso di laurea in Filosofia.
Nella mia adolescenza ho frequentato persone del mio stesso sesso, ambienti Lgbt, ho fatto parte di un associazione per la tutela dei diritti di persone con un orientamento sessuale diverso da quello comune e in questi anni sono venuto a contatto con diverse persone e associazioni nel campo.
Questo, insieme all’interesse nel cercare di capire me stesso, mi ha fornito un’ampia panoramica dell’ambiente Lgbt e dell’omosessualità in generale.
Non ho mai studiato libri di psicologia sull’argomento, salvo per prenderne spunto per la mia ”ricerca”.
Quanto le sto per esporre non vuole essere una critica al suo lavoro o agli studi fatti dalla psichiatria e dalla psicologia , vorrei solo metterle a disposizione la mia esperienza personale e invitarla a riflettere su alcuni aspetti dell’omosessualità da un punto di vista diverso da quello che si è potuta creare in anni di studio e di esperienza sul campo.
Partirei dall’analizzare alcune frasi del suo report che hanno destato il mio interesse:
”non si sceglie di essere omosessuale o eterosessuale, fa parte della propria identità, al pari del colore degli occhi, della propria altezza della forma delle tue mani…”
Scusi la provocazione, ne è proprio sicura?
Quando si parla di orientamento non ci si riferisce a caratteristiche intrinseche dell’essere umano o caratterizzanti ma quanto piuttosto a una sorta di propensione, soggetta dunque alla scelta, per quanto inconsapevole o condizionata possa essere.
A mio avviso, mi sembra ingiustificato porre sullo stesso piano le fattezze fisiche, determinate prevalentemente dal codice genetico, con l’orientamento sessuale, determinato da fattori ambientali (per quanto ho avuto modo di capire, l’ipotesi che intendeva correlare l’omosessualità con fattori genetici si è rivelata inconsistente e a mio avvisa rientra in quella tendenza che io definisco ”giustificazionismo genetico”).
Inoltre il paragone da lei espresso non le sembra riduttivo rispetto alla complessità di un fenomeno quale l’omosessualità?
Lessi tempo fa su un cartello pubblicitario frasi simili per contenuto a quelle da lei riportate. Mi rendo conto che hanno un forte impatto emotivo su persone ignare, ma non rischiano di fare ulteriore confusione, nonostante siano finalizzate a ridurre la discriminazione verso i gruppi sociali interessati?
Non voglio indulgere nelle polemiche dunque continuo ad esporle il mio punto di vista.
Se l’omosessualità non è determinata da fattori genetici ma da fattori ambientali che hanno condizionato l’orientamento della persona, non le pare che questa sia stata privata inconsapevolmente di una possibilità di scegliere e che solo venendo a conoscenza delle cause possa ritrovarla?
Personalmente dopo aver acquisito alcuni strumenti della psicoterapia, appresi indirettamente da una psicoterapeuta che mi seguiva per questioni che esulano dall’omosessualità, ho capito da solo quali erano stati i fattori causa e come questi avessero condizionato pesantemente il mio modo di vedere il mondo e di conseguenza di rapportarmi ad esso.
Inutile dirle che non ho avuto bisogno di scegliere per capire come avrei gestito la mia sessualità da quel momento in poi. Una volta liberatomi del condizionamento, si sono infatti risvegliati in me pulsioni fisiche e desideri di cui non avevo mai riconosciuto o forse accettato, l’esistenza.
” si può scegliere se viverla o meno o se viverla alla luce del sole o nascondersi, fingendo di essere altro”
Come può aver già capito, non sono d’accordo col definire l’orientamento sessuale una caratteristica dell’essere, quanto piuttosto un modo in cui l’essere si relaziona con l’ambiente circostante. Dunque è corretto dire che una persona con le idee poco chiare riguardo alla sua sessualità, finga? Non è piuttosto una finzione vivere senza capire se stessi e indossando una maschera sociale che ci permetta di essere accettati da un gruppo, seppur minoritario e discriminato, come quello Lgbt?
Ho avuto modo di conoscere molti ragazzi che si autodefinivano ”gay”(io sono stato tra questi) e grazie alla mia sensibilità e interesse nel comprendere e aiutare gli altri, ho potuto constatare che le cause che avevano spinto queste persone a crearsi quel tipo di realtà non erano così dissimili dalle mie.
Alla domanda: ”se potessi ricominciare, uscire da questo ambiente, levarti quell’etichetta che tu stesso ti sei ”guadagnato” lo faresti?” nessuno e sottolineo nessuno, mi ha risposto negativamente.
Una volta che io sono uscito dall’ambiente, spiegato le mie ragioni e creatomi una nuova realtà con una persona di sesso opposto al mio fianco sono stati parecchi quelli che hanno seguito il mio esempio, altri hanno solo provato per poi tornare al ”sicuro” in ciò che già conoscevano, altri ancora hanno reagito in verso contrario cercando in modo disperato di farmi cambiare idea, non credo perchè stessi loro a cuore, ma piuttosto perchè il mio comportamento li avrebbe costretti a mettere in dubbio le loro credenze riguardo alla propria identità sia come persone che come individui inseriti in un contesto sociale, in cui, tra l’altro, è diffusa e incoraggiata a gran voce una visone innatista dell’omosessualità, con slogan come ”gay non si diventa, ci si nasce”.
Mi chiedo se alla base di queste voci vi sia più pigrizia, per evitare di dover scavare dentro di sè, o paura, paura di capire che le cose stanno in modo diverso da come si crede o da come torna comodo.
Io oggi ho una compagna di cui sono perdutamente innamorato, per nessun altro ho mai provato un sentimento così sincero e forte, nonostante avessi frequentato svariate decine di ragazzi. Si, anche questo è un problema che dovrebbe essere analizzato profondamente, i ragazzi ”gay” sono alla continua ricerca di qualcosa che non riescono a trovare in nessuno, escono spesso con tanti ragazzi, intrattengono rapporti sessuali con svariati partner, senza mai fermarsi: personalmente mi sono reso conto che non avrei mai trovato quello che volevo, non volevo un uomo, volevo ”essere un uomo”.
Prima di concludere vorrei soffermarmi sulla classificazione e l’analisi dell’orientamento sessuale da lei riportate.
Sono sicuramente utili per individuare efficacemente le caratteristiche del comportamento della persona, ma non si rischia di allontanarsi troppo dalla realtà con astrazioni e classificazioni? Io credo che la realtà sia una e che sia la mente umana a dividere e classificare per poter analizzare, ma in questo processo avviene una perdita di informazioni ovvero, mi passi la metafora, si perde quel collante naturale che tiene unito tutto.
Spero di averla in qualche modo arricchita con la mia esperienza e le mie riflessioni, le ho scritto questa e-mail perchè penso che anche lei, come me, sia alla ricerca della verità. Cordiali saluti”

La mia risposta:

Buonasera XY,

la ringrazio per avermi scritto e per aver cosi’ dettagliatamente espresso quello che, sicuramente, e’ stato motivo di profonde riflessioni e analisi personale.
Quello che racconta ha senza dubbio valore per la sua esperienza, ma mi permetto di dirle che la sua descrizione rientra nella normalita’ dello sviluppo personale che prevede non la netta distinzione tra omosessuali “puri” ed eterosessuali “puri”, quanto piuttosto un ventaglio di vissuti ed emozioni. Come gia’ ha intuito esistono sfaccettature e sfumature difficilmente classificabili dall’esterno senza urtare la sensibilita’ dei singoli e singole.
Le variabili del sentire umano, dell’affettivita’, trascendono anche i piu’ rigorosi studi scentifici, ma quello che lei descrive appartiene, senza retorica, a quell’ampia fascia di popolazione, che senza pregiudizio si definisce bisessuale e che accetta di vivere pulsioni verso l’uno o l’altro sesso senza la pretesa che l’approdo sia quello definitivo (se non per l’amore che si nutre verso la persona eletta in quel momento della vita e sperando sia per sempre).

Cio’ non toglie che lo stesso discorso che lei si premura di fare in riferimento a quella che e’ l’omosessualita’ si possa, a questo punto, riferire anche all’eterosessualita’. Non trova?

E, sinceramente, le pressioni, le mortificazioni, le offese, che le persone che si sentono omosessuali devono subire da chi pensa che ” cambiare sia possibile” non e’ minimamente paragonabile a quello che una persona eterosessuale vive.

Come mai, a questo punto, non si fa un’ampia battaglia per aiutare a cambiare la scelta eterosessuale di cosi’ tante ignare persone?

C’e’ molto spazio fra gli eterosessuali infelici. Ora che si sente orgogliosamente parte del mondo etero, quando ne incontra uno profondamente infelice per la sua relazione o per le relazioni passate, provi a consigliargli di riflettere sulla sua scelta, probabilmente suggerita dall’ambiente circostante, e gli ricordi che ci sono legittime scelte di felicita’ omosessuale che l’attendono.

Le auguro una vita autentica e serena.

Dr. Paola Biondi

 

Psicologa e Psicoterapeuta, mi occupo di psicologia delle identità sessuali. Fondatrice e Responsabile di Psicologiagay.com, sono consulente e formatrice per associazioni LGBITQ e aziende, pubbliche e private.