Le 10 cose da sapere sulle terapie riparative

Il 21 e 22 maggio p.v. a Brescia si terrà una due giorni di formazione organizzata dal gruppo cattolico LOT, che vedrà come ospite speciale il prof. Joseph Nicolosi.

Per questo motivo ho pensato necessario chiarire alcuni punti cardine sulle terapie riparative, di cui Nicolosi è uno dei massimi rappresentanti al mondo (insieme a Gerard Van den Aardweg).

Qui di seguito puoi leggere le 10 cose che devi sapere sulle terapie riparative. Sulla base di queste si può aprire qualunque discussione, senza partiamo da posizioni pregiudiziali.

  1. Sebbene l’omosessualità non sia più considerata una malattia (dal 1973) ancora oggi è presente nel DSM-IV TR (e probabilmente nel futuro DSM-V) la voce “Persistente e intenso disagio riguardo all’orientamento sessuale”. Corrisponde alla più conosciuta voce “omosessualità egodistonica” che caratterizza le persone omosessuali che non accettano di esserlo e per questo spesso si rivolgono ad uno psicoterapeuta per essere aiutati.
  2. La terapia “riparativa” si chiama così perchè dichiara che l’omosessualità è un tentativo di riparare ad un danno causato da trauma affettivo (e dell’attaccamento) nella prima infanzia. NON è invece, come spesso si è pensato, legata all’idea di “riparare” gli omosessuali. Tuttavia a volte si è giocato su questa idea, come ha fatto anche Psicologiagay.com con la sua petizione “Nessuno ci può riparare”.
  3. La terapia riparativa si rivolge esclusivamente a omosessuali non gay, cioè persone omosessuali che non accettano il proprio orientamento omosessuale e non si riconoscono in un’identità gay, intendendo per gay una persona omosessuale che vive con serenità e alla luce del sole il suo orientamento sessuale.
  4. Non esiste solo la terapia riparativa. Ci sono diversi approcci terapeutici specifici per l’omosessualità. Citiamo la terapia affermativa (termine coniato da Maylon, indica una terapia che si rivolge all’omofobia come principale causa dei problemi di gay e lesbiche),  la terapia dell’identità sessuale (Throckmorton e Yarhouse), la terapia narrativa dell’identità sessuale (Yarhouse).
  5. Ogni tentativo di modificare l’orientamento sessuale viene definito per comodità SOCE (Sexual Orientatation Change Efforts).
  6. Non ci sono prove scientifiche sull’efficacia dei SOCE nel modificare le attrazioni omosessuali. Ad oggi nessuno studio ha potuto determinare che l’orientamento sessuale è stato modificato. In alcuni casi si sono registrati dei cambiamenti del comportamento sessuale in senso eterosessuale (prima avevo rapporti sessuali con altri uomini, ora invece li ho con donne) e di autoidentificazione (prima dicevo di essere omosessuale, oggi mi dichiaro eterosessuale).
  7. Non ci sono prove scientifiche sulla dannosità dei SOCE, sebbene i primi studi documentavano effetti iatrogeni di terapie avversive. Le ricerche finora condotte indicano che i tentativi di modificare l’orientamento sessuale possono causare o amplificare angoscia e danneggiare la salute mentale di ALCUNI individui.
  8. Finora le ricerche hanno evidenziato la possibilità di aumentare l’attrazione eterosessuale in soggetti che già la sperimentano. Questo non è avvenuto in soggetti che avevano un’attrazione (sessuale e affettiva) esclusivamente omosessuale.
  9. E’ stato considerato come risultato positivo di una terapia per la conversione dell’orientamento sessuale (Es. terapia riparativa) la capacità di contrarre un matrimonio eterosessuale. Gli studi non hanno trovato nessuna correlazione però tra SOCE e matrimonio. Come a dire che si sarebbero sposati comunque.
  10. NON e’ possibile stabilire a priori il risultato di una psicoterapia (quindi non è possibile affermare di poter cambiare l’orientamento sessuale ad esempio) e ogni psicoterapia (e psicoterapeuta, o semplicemente psicologo/medico) è tenuto ad accettare, supportare e capire le richieste dei clienti, facilitando l’attivazione di risorse atte ad esplorare la loro identità senza imporre i suoi valori nè uno specifico orientamento sessuale.

[Nota aggiuntiva 11-05-2010] Una precisazione importante per chiarezza di informazioni:
l’APA non ha affermato che le terapie riparative sono vietate, ma che i benefici ottenuti con i SOCE possono essere ottenuti attraverso altri approcci che non cercano di modificare l’orientamento sessuale; che i professionisti della salute mentale devono evitare di travisare l’efficacia dei SOCE promuovendo o promettendo il cambiamento dell’orientamento sessuale lavorando con persone che si sentono a disagio con il proprio orientamento sessuale e ha ribadito che le attrazioni sessuali e romantiche, i sentimenti e i comportamenti di natura omosessuale sono varianti normali e positive della sessualità umana a prescidere dall’identità riguardo l’orientamento sessuale.

Mi sembrano tutte affermazioni di rilievo a cui anche i professionisti italiani, nel loro lavoro, dovrebbero far riferimento.

Psicologa e Psicoterapeuta, mi occupo di psicologia delle identità sessuali. Fondatrice e Responsabile di Psicologiagay.com, sono consulente e formatrice per associazioni LGBITQ e aziende, pubbliche e private.