Omofobia

Omolesbobitransfobia: che cos’è e perché serve parlarne

Giornata Internazionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere
Written by Dr. Paola Biondi

Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia 2020

La Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, la Lesbofobia e la Transfobia (IDAHOBITL) si celebra ogni 17 maggio dal 2004.
L’obiettivo è di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno.

Quest’anno sono stata invitata ad intervenire alla diretta Instagram (ben 4 ore!) organizzata dall’avv. Cathy La Torre e, nel preparare l’intervento, mi sono chiesta: ma c’è davvero ancora bisogno di una giornata come questa?

Purtroppo le cronache ci dicono di sì, e devo dire che anche i numeri che abbiamo fatto e i riscontri ricevuti durante la diretta lo confermano senza alcun dubbio.

I dati delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere

FRA | Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali | Psicologiagay.com

La fotografia scattata dalla FRA, European Union Agency for Fundamental Rights evidenzia dati preoccupanti. Dal rapporto 2019, relativo a un sondaggio rivolto alle persone LGBT+, emerge che in Italia:

  • il 62% degli intervistati evita di tenersi per mano con il/la proprio/a partner in luoghi pubblici;
  • il 30% di frequentare determinati quartieri per paura di essere aggrediti;
  • il 23% degli intervistati dichiara di aver subito discriminazioni sul posto di lavoro;
  • il 32% afferma di essere stato molestato almeno una volta nell’ultimo anno;
  • solo il 16% ha trovato il coraggio di denunciare una violenza fisica o sessuale.

E sono solo alcuni esempi.

Fa eco Ilga Europe che nella sua mappa e indice arcobaleno su 49 paesi europei pone l’Italia agli ultimi posti della classifica, prima solo di Bulgaria, Romania, Lettonia e Polonia.

Mappa ILGA EUROPE - Indice Arcobaleno | Psicologiagay.com

In soldoni i risultati del report di ILGA ci dicono che:

  • Non vi è stato alcun cambiamento positivo nel 49% dei paesi.
  • Per il secondo anno consecutivo, i paesi si stanno muovendo all’indietro sull’indice Rainbow, poiché le protezioni esistenti stanno scomparendo.
  • I diritti delle persone trans sono (finalmente) oggetto di discussione per la maggior parte dell’attuale movimento in termini di uguaglianza LGBT+ e, sebbene su scala minore, si parla di includere misure antidiscriminatorie per le persone intersessuali.

Dove i diritti civili e politici spariscono i paesi regrediscono paurosamente: i difensori dei diritti umani LGBTI sono sempre più a rischio, le autorità adottano misure attive per minare le associazioni della società civile e tentano di vietare eventi pubblici.

Basti pensare all’azione immediata di Orbán, primo ministro ungherese, che appena avuti i pieni poteri per il COVID-19, ha presentato una proposta di legge per impedire la riassegnazione legale del genere per le persone trans (approvata oggi 19 maggio 2020 con 133 voti contro 57 contrari).

E in Italia come vanno le cose?

In territorio italiano i dati diffusi dalla Gay Help Line raccontano che nell’ultimo anno le violenze e gli abusi, pari al 25% delle segnalazioni, sono cresciute del 9% e, in particolare durante l’emergenza Covid-19, sono aumentate del 40% per gli adolescenti. Allarmante anche il risultato di una ricerca condotta nelle scuole: su un campione di oltre 1500 studenti, oltre il 34% pensa che l’omosessualità sia sbagliata e il 10% che sia una malattia, mentre il 27% non vuole avere un gay come compagno di banco.

Giuseppe Conte per la Giornata Internazionale contro l'omolesbobitransfobia

Non consola che i dati italiani siano migliori, anche se di pochi punti percentuali, rispetto alla media Ue.

Ma voglio essere fiduciosa e pensare che lo Stato accoglierà l’appello del Presidente della Repubblica: “una società libera non permette discriminazioni“, l’auspicio di Mattarella, al quale ha fatto eco quello del Premier  Conte, che ha invitato “tutte le forze politiche a convergere su una legge contro l’omofobia che punti anche a una robusta azione di formazione culturale: la violenza è un problema culturale – ha detto- e una responsabilità sociale“.

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