Da pochi giorni l’APA (American Psychological Association) ha presentato ufficialmente un report sullo status quo delle terapie (e dei relativi studi scientifici) che hanno come tema l’omosessualità.
Si parla di eventuali benefici o danni di psicoterapie riguardanti la possibilità di modificare l’orientamento sessuale omosessuale.

Psicoterapia

Ne parlerò più dettagliatamente in un futuro post, per il momento ho pensato fosse utile avere un’idea di massima (e una brevissima storia) sugli orientamenti attuali.

Omosessualità: peccato, crimine o malattia

Sono passati quasi 15 anni dai primi studi sul cambiamento dell’orientamento sessuale e per alcuni versi non ci sono stati grandi progressi visto che l’omosessualità veniva considerata un peccato o un crimine.

La maggior parte dei lavori scientifici concettualizzava l’attrazione e il comportamento omosessuale come anormale o malattia. Esattamente come molti, ahimè anche professionisti della psiche, affermano ancora oggi.

Molte le ipotesi sulle cause, nessuna realmente valida:

  • Difetti genetici
  • Confusione sul genere
  • Esposizione ad ormoni intrautero
  • Troppo controllo genitoriale
  • Genitori assenti
  • Genitori ostili
  • Seduzione
  • Molestie
  • Stile di vita decadente

Omosessualità e terapia

I primi approcci terapeutici si basavano sulla teoria psicoanalitica, essendo il paradigma dominante in quel periodo.

Già Freud, nonostante pensasse che l’omosessualità era un arresto nello sviluppo e l’eterosessualità la logica conseguenza di una maturazione sessuale completa, affermò in una famosa lettera (1935/1960) alla madre di un ragazzo omosessuale che l’omosessualità “non è niente di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradazione, non può essere classificata come malattia,  ma come una variante della funzione sessuale”

Inoltre, concluse in un suo report che ogni tentativo di cambiare l’orientamento sessuale era destinato ad un insuccesso.
L’altro paradigma prevalente, la terapia comportamentale, utilizzava trattamenti basati sull’avversione provocando nausea, vomito e non disdegnando l’elettroshock.

Bisognerà attendere il 1973 perché l’omosessualità sia rimossa dal DSM, la bibbia della psichiatria internazionale e il 1974 perché l’APA emetta un report in cui sottolineava che “l’omosessualità di per sé non implica diversità nel giudizio, nella stabilità, nella reliability o nelle capacità sociale e vocazionali”. Spingendo inoltre i professionisti della salute mentale a lavorare per eliminare lo stigma della malattia mentale fino ad allora associato all’omosessualità.

Mia breve nota: ancora oggi, nel 2009, ci sono gruppi di psicologi/psicoterapeuti/psichiatri/medici che affermano che l’omosessualità sia curabile, che sia possibile modificare l’orientamento sessuale da omo ad etero e molti i giudici che, in caso di separazione in cui sia presente un genitore omosessuale, affidano i figli all’altro genitore come se questa condizione possa essere negativa per l’educazione e lo sviluppo dei minori.

Nel 1992 anche l’OMS rimuoverà l’omosessualità dal suo ICD (International Classification of Diseases), l’elenco delle malattie.

La terapia affermativa

La pubblicazione del manuale Kinsey e gli studi sulle specie animali, insieme a quelli sulla somministrazione di test reattivi a gruppi di omosessuali e eterosessuali portarono ad un cambio radicale nel modello dell’omosessualità come patologia.
Si sviluppò l’approccio affermativo, basato sull’idea che le minoranze sessuali (come le persone omosessuali) possono beneficiare della psicoterapia se orientata allo stigma sessuale che esse sperimentano, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dello stesso.

Parallelamente a questi progressi nacquero organizzazioni che ancora oggi difendono e promuovono i cosidetti SOCE (Sexual Orientation Change Efforts), cioè i tentativi di modificare l’orientamento sessuale (guarda caso solo omosessuale!).
Parliamo di Narth (National Association for Research and Treatment of Homosexuality), Exodus International, Obiettivo Chaire e altri meno noti, in cui concetti pseudo-scientifici sono integrati con principi religiosi arrivando alle più conosciute terapie riparative (o ).

Il loro concetto chiave è che l’omosessualità è anormale, che Dio ci ha creato eterosessuali e che è possibile “riparare” i danni emotivi (si parla di traumi infantili) che hanno portato ad un comportamento omosessuale.

In mezzo ai due fronti coloro che tentano di conciliare la prospettiva religiosa con il benessere e lo sviluppo personale:

  • la strategia di telic congruence che privilegia i valori religiosi
  • l’approccio di organismic congruence che dà priorità allo sviluppo di un’autocoscienza e del vivere in interezza il proprio sé.

E in Italia?

Abbiamo parlato della situazione globale sulle terapie legate all’orientamento sessuale, riportando le posizioni ufficiali dell’APA, l’equivalente americano dell’Ordine nazionale degli psicologi.

Ma in Italia che succede?

Poco o nulla. Dopo il ciclone Varì del dicembre 2007 solo l’Ordine del Lazio ha risposto con comunicazioni ufficiali e in seguito l’Ordine nazionale degli psicologi ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui si ricorda agli psicologi che “lo psicologo non può prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona “ e che puoi trovare integralmente qui.

Ancora mancano posizioni forti in merito alla questione, nonostante episodi frequenti di intolleranza e violenza omofobica. Pochi gli esperti ad esporsi, tra i quali d’obbligo citare il prof. Lingiardi, autore dell’ottimo “Citizen gay”.

E l’Ordine dei Medici? Che io sappia tace. E nel suo codice deontologico, al contrario di quello degli psicologi, non è neanche citato l’orientamento sessuale 🙂

Qual è la tua idea sul rapporto tra psicoterapia e omosessualità? Lasciami un tuo commento qui sotto.

Psicologa e Psicoterapeuta, mi occupo di psicologia delle identità sessuali. Fondatrice e Responsabile di Psicologiagay.com, sono consulente e formatrice per associazioni LGBITQ e aziende, pubbliche e private.