Identità di genere

Quando papà diventa donna

Written by Dr. Paola Biondi

Sentire un enorme nodo alla gola e scoppiare a piangere, continuando per tutta la notte: reazione più che naturale quando tuo padre ti dice che ha deciso di iniziare il suo percorso di transizione, per diventare una donna.

Quella che vi stiamo per raccontare è la storia di Jane e Natasha, che sono stati intervistati per lo show “Mio padre è una donna” trasmesso da ITV1, canale televisivo del Regno Unito.

Natasha Ozimek, che adesso ha 18 anni, ne aveva 16 quando il padre John per la prima volta gli ha parlato della sua decisione: “E’ l’ultima cosa che ti aspetti che ti possa dire tuo padre, l’unica figura maschile della tua vita“.

Non appena la notizia ha cominciato a diffondersi nella piccola cittadina di Deeping St James, Lincolnshire, Natasha ha dovuto confrontarsi con le reazioni dei suoi compagni di scuola, sperimentando inizialmente una fortissima difficoltà. Poi il padre decise di chiamare la madre della sua migliore amica, Nina, per metterla al corrente della situazione. Quando Nina andò da Natasha per dirle che sapeva tutto, finalmente Natasha pensò di poter affrontare la situazione: “E allora Nina e io parlammo cone le altre persone. Era un pò come se fossimo noi contro il resto del mondo; ma non ci vergognavamo, ne eravamo impaurite“.

Pian piano Natasha realizzò che la decisione del padre non dava a nessuno il diritto di giudicarla, e cominciò a pensare, anche grazie al commento di un insegnante, che in fondo suo padre era un uomo coraggioso.

Ma mentre Natasha era impegnata ad affrontare l’impatto della notizia nella sua sfera sociale anche in famiglia le cose non andavano troppo bene: “La situazione in famiglia non andava proprio alla grande: era un pò come una casa affollata, con due figli adolescenti, un bambino piccolo, qualcuno in transizione e una mamma di passaggio. Sembrava tutto un pò folle. Ma presto  ho superato lo shock: non ero contro la situazione, non sono mai stata contro. Anche se la cosa qualche volta è ancora scioccante per me, io sono la ragazza con il padre-donna (ladydad)“.

La cosa più importante, adesso, per Natasha, è quanto suo padre (che adesso si chiama Jane Fae) sia felice, grazie al cambiamento di sesso: “Ho sempre amato mio padre incondizionatamente, ma adesso lui mi piace di più” spiega “prima della transizione non era realmente interessato alla vita e a cosa stava succedendo, perchè era nel corpo sbagliato. Era come una talpa, nascosto, silenzioso e nel buio, andava in ufficio e tornava a casa per cena, sempre senza parlare [..] adesso sorride un sacco, va in palestra e ha un sacco di amiche“.

Adesso Natasha critica il padre perchè utilizza troppo trucco, ma il genere non c’entra nulla, è solo una questione di gusto estetico. Per Natasha Jane Fae è ancora suo padre, la stessa persona che l’ha cresciuta, l’unico problema adesso sembra essere la scelta dei pronomi “Papà vorrebbe che usassi lei, ma è dura rompere un’abitudine: per sedici anni è stato un lui, e adesso improvvisamente è lei“.

Jane Fae si dichiara orgogliosa del modo in cui Natasha ha affrontato la situazione, ed è assolutamente consapevole che per lei all’inizio è stato un vero trauma. Natasha per affrontare la situazione è dovuta crescere più in fretta rispetto ai suoi coetanei, ma ritiene che il percorso di Jane sia servito molto anche a lei, del resto “ti senti molto più tranquilla quando sai che qualcuno è felice!“.

About the author

Dr. Paola Biondi

Psicologa e Psicoterapeuta, mi occupo di Identità Sessuali in ambito aziendale e clinico. Lavoro in tutta Italia con privati, associazioni, aziende e amo la fotografia e il W3B.

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