Introduzione
Il 1° gennaio 2026, un gruppo di dipendenti federali statunitensi ha presentato una denuncia collettiva contro l’amministrazione Trump. L’obiettivo: contestare la rimozione delle cure di affermazione di genere dai piani sanitari federali.
Non è una notizia di cronaca politica lontana. È un caso che illustra un meccanismo che stiamo vedendo anche in Italia: la progressiva erosione dell’accesso alle cure per le persone transgender, attraverso strumenti burocratici e finanziari che rendono impossibile quello che è teoricamente permesso.

Cosa ha fatto l’OPM
L’Office of Personnel Management (OPM) è l’ente federale che gestisce le assicurazioni sanitarie per i dipendenti pubblici degli Stati Uniti. Nell’agosto 2025 ha inviato una lettera: dal 2026, i programmi sanitari federali non avrebbero più coperto “modificazioni chimiche e chirurgiche dei caratteri sessuali”.
In pratica: le persone transgender dipendenti dallo Stato federale — o in pensione, o lavoratrici nelle poste — che avevano accesso a queste cure attraverso il proprio piano sanitario, dal 2026 le devono pagare di tasca propria. O rinunciare.
La denuncia sostiene che la misura sia discriminatoria in base al sesso, in violazione della normativa federale sul lavoro.
La class action
La denuncia collettiva è stata presentata dall’Human Rights Campaign Foundation. La richiesta principale è la revoca della politica OPM e il risarcimento delle persone danneggiate.
Se l’OPM non risponderà alle richieste, i querelanti porteranno il caso all’EEOC (Equal Employment Opportunity Commission) e valuteranno un’azione collettiva in tribunale federale.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio: diversi procuratori generali statali democratici hanno già avviato cause parallele contro provvedimenti dell’amministrazione che limitano l’accesso alle cure di affermazione di genere — sia per le persone adulte che per i minori.
Il contesto politico
Parallelamente alla politica OPM, il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha proposto regole che escluderebbero dal Medicaid e dal Medicare gli ospedali che forniscono cure gender-affirming ai minori, e vieterebbero al Children’s Health Insurance Program di coprirne i costi.
È un approccio a tenaglia: colpire sia i professionisti e le professioniste sanitarie (attraverso il finanziamento ospedaliero) che le persone pazienti (attraverso la copertura assicurativa). Il risultato pratico è che le cure diventano economicamente impossibili per chi non può permettersele.
Il parallelo italiano
In Italia, il DDL 2575/2025 prevede un registro nazionale dei minori in transizione, prescrizioni più restrittive e controlli ogni sei mesi. Le associazioni scientifiche e LGBTQ+ si oppongono, ma l’iter parlamentare prosegue.
Il meccanismo è diverso da quello americano — in Italia non si tratta (ancora) di copertura assicurativa ma di controlli burocratici — ma la logica è analoga: rendere le cure più difficili da ottenere senza vietarle esplicitamente.
Per chi lavora in psicologia clinica con persone transgender o in percorso di affermazione di genere, queste dinamiche hanno effetti diretti: sull’accesso al percorso, sulla stabilità emotiva durante il percorso, sulla fiducia nelle istituzioni sanitarie.
Cosa ci dice la ricerca
Il nesso tra accesso alle cure gender-affirming e benessere psicologico è documentato da ampie ricerche. Le persone transgender che accedono alle cure che desiderano mostrano livelli significativamente più bassi di depressione, ansia e ideazione suicidaria rispetto a chi non riesce ad accedervi. Non è un tema ideologico: è psicologia clinica basata sulle evidenze.
Rimuovere la copertura sanitaria non è una scelta neutrale. Ha effetti sulla salute mentale, sulla qualità della vita, sulla capacità di lavorare e mantenere relazioni.
In sintesi
- Dal 2026, i dipendenti federali USA non hanno più copertura sanitaria per le cure gender-affirming
- L’Human Rights Campaign Foundation ha presentato una class action collettiva contro l’OPM
- La richiesta: revocare la politica e risarcire le persone danneggiate
- In parallelo, l’amministrazione Trump sta tentando di escludere dal Medicaid gli ospedali che forniscono queste cure ai minori
- In Italia, il DDL 2575 segue una logica analoga: più burocrazia = meno accesso
- La ricerca documenta il legame diretto tra accesso alle cure e benessere psicologico delle persone transgender
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